sabato 25 febbraio 2012

Perché la pratica omosessuale è contro natura e suscita la collera di Dio

Partiamo dal presupposto che bisogna ammettere l'esistenza delle malattie. Ora, il Cattolico dogmaticamente ritiene che anche le malattie, come la corruzione, la morte e le tendenze concupiscenti, hanno avuto origine dal peccato originale che, di fatto, ha privato l'umanità della perfezione e dell'incorruttibilità, facendolo soggiacere alle dinamiche del Creato ed alle vessazioni sataniche. Ammesso che esistono malattie (lo sappiamo che ci sono), dunque, se osserviamo un uomo con 3 occhi, avremmo il falso coraggio di dire che non trattasi di una alterazione? Si tratta di un'anormalità senza dubbio; è oggettivo il concetto. L'omosessualità, seguendo lo stesso concetto logico, si presenta come un'anormalità nell'ambito della sfera psichica; in sostanza, una persona possiede una psicologia femminile in corpo di uomo, oppure sa di essere un uomo in un corpo di donna (oggi alcuni parlano di identità di genere). Perché non si vuole ...
... ammettere l'evidenza dell'irregolarità omosessuale, quando l'anormalità la riconosciamo a tutti gli altri casi definiti come "innaturali"?
Anche avere sette dita è una variante, ciò nonostante non rientra nella normalità, dato che variante non è uguale a
normalità. Molti sostengono che con giochi di parole si vuole sopprimere l'evidenza dei fatti e che comunque l'omosessualità è naturale.
E' importante ravvisare la tendenza molto diffusa che sono proprio coloro che si vantano di credere solo a ciò che vedono, che poi negano quello che degli omosessuali è un dato ovvio; cioè che sono soggetti non secondo l'ordine della natura dove, per natura, si intende il Creato che è governato da un equilibrio innegabile e tangibile.
L'omosessualità, anche se in taluni casi non è una deformità strutturale, lo è psicologicamente acquisita per vari disagi e evidenti turbe della personalità che, a lungo andare, comportano anche la "malattia dell'anima". E' doveroso innanzitutto diffondere le verità antropologiche e, negando il fatto che l'uomo e la donna sono secondo natura sana e che gli omosessuali si presentano secondo natura non conforme, si brama far credere che si equivalgano gli stati naturali.
Se uno è retto e l'altro è storpiato, sono due risultati della natura, ma il primo risultato è sano, l'altro è malformato; fin qui non esiste diversità morale! Ma se si vuole far credere che tutti i difettosi psichici, possano regolarmente valicare il confine morale, fino al punto che le unioni non lecite neanche tra maschi e femmine a loro siano consentite, allora questo è veramente grave!
E' grave già soltanto dal punto di vista della Legge di natura, dato che alcune parti sono state definite in natura per essere usate solo per defecare. Un lettore del sito, un farmacista, faceva giustamente notare nei commenti che anche la lubrificazione dell'ano non esiste, diversamente da ciò che Dio ha previsto nella vagina (fenomeno fisiologico noto), al fine di consentire al pene di accedervi agevolmente. Sempre lo stesso utente, faceva notare che nella sua farmacia vengono venduti farmaci quali il "Luan", prodotto che contiene un principio attivo detto lidocaina e che, sovente, viene acquistato dalle coppie gay e dagli etero sodomiti affinché tale pomata anestetizzi e lubrifichi l'orifizio anale quando, come negli esempi citati, viene utilizzato contro natura.
Molti sostengono che alcuni animali, come i bonobo, si intrattengono in rapporti di sodomia e, partendo da questa considerazione, affermano che l'omosessualità sia naturale. Anche questo concetto è sbagliato, dato che gli stessi bonobo per riprodursi, hanno bisogno della femmina e, se per sottomissione nei riguardi del maschio "alfa", taluni soggetti si fanno sodomizzare, è altrettanto vero che siamo nell'ambito della normale dinamica animalesca, così come accade nei cani, quando la femmina dominante suole "montare" le altre femmine del branco. Differenti e assolutamente naturali, invece, sono i casi di creature ermafrodite e di creature mutanti. Le prime, per natura ricevuta, hanno ambo i sessi e si auto riproducono, le seconde invece, cambiano il proprio sesso per fini procreativi, solo in base alla presenza numerica od all'assenza totale dell'essere di sesso opposto; Dio ha previsto tutto ciò, quindi è naturale.
Ancora oggi, partendo proprio dagli studi prussiani del 1869 in cui si iniziava a teorizzare l'omosessualità animale, la stessa sessualità di alcune specie animali è poco compresa e spazia nei diversi ambiti individuati come: copulazione, stimolazione genitale, giochi di coppia, corteggiamento. Attualmente la vera incidenza dell'omosessualità negli animali è sconosciuta e, se da un verso si nota che vi sono piccioni, pinguini ed altri animali che in una certa percentuale sono soliti intrattenere rapporti apparentemente omosessuali, dall'altro vi sono studi che dimostrano, come nel caso delle pecore, che una minima percentuale di montoni si accoppia con esemplari dello stesso sesso, ma lo fa solo ed esclusivamente per sottomettere il rivale e, come noto, non giunge all'orgasmo. Insomma, affermare che l'omosessualità sia naturale e che l'affettività omosessuale intesa come amore sia naturale, basandosi su studi scientifici su animali, per altro, ancora in fase di grande sviluppo, è un'assurdità.
Se vogliamo, adesso, inoltrarci nel discorso fino ai divieti santi previsti dalla Legge di Dio, è doveroso accettare l'evidenza del fatto anomalo dell'omosessualità e l'evidenza immorale degli atti tra omosessuali e, solo successivamente, accedere alla comprensione più profonda dei motivi della teologia morale.
Dio non condanna l'omosessuale che vive questo disagio, ma questo disagio non deve diventare un pretesto per pervertire gli atti e giustificare le cose più riprovevoli. Lo ho scritto anche in questo articolo ben documentato ed assolutamente non omofobo. Se le deformità fisiche e psicologiche non dipendono sempre da noi, i comportamenti morali si, perché in questi siamo noi che scegliamo.
Ritornando al discorso fatto ieri, dunque, amare il prossimo come se stessi, significa volere il bene per l'altro che si vuole anche per se stessi. Il primo bene che un cristiano ama è la verità, dato che Cristo fu ed è verità e portatore di verità; per questa ragione è moralmente positivo e santificante giudicare il male e denunciarne, in esso, la presenza dello spirito del mondo che è Satana.
Giudicare il male significa offrire l'opportunità della verità che libera dall'ignoranza, nella stessa misura in cui Cristo è venuto appunto a portare la verità; giudicare il male è un dovere di tutti.
Spesso, purtroppo, accade che i gay superbi schierati contro l'ordine e i buoni costumi, così come li vediamo esprimersi sui carri nelle manifestazioni, meriterebbero sanzioni penali per oscenità e per discriminazione religiosa, con sanzione come qualsiasi altro reato. La loro palese perversione, specialmente in certi casi, è una violenza psicologia a danno di tanti individui, partendo dagli anziani, passando attraverso le famiglie, fino a giungere ai minori che, dinanzi a tali nudità ed impudicizie contro natura, restano davvero sconvolti. Inoltre l'oltraggio alla religione cristiana attraverso la profanazione dei simboli accade solo in Italia dove le lobbie proteggono queste sacrileghe manifestazioni.
Provino a fare tali affronti blasfemi alle religioni dell' Ebraismo e dell'Islamismo che a loro volta condannano la pratica dell'omosessualità più severamente dei cristiani.
I superbi e ipocriti omosessuali in queste manifestazioni oltraggiano solo la religione cristiana. Perché?
Sanno che possono oltraggiare il nome santo di Gesù Cristo con tutta libertà. Ma Dio non si irride. E se i cristiani tollerano perché ispirati dalla pazienza e dall'amore, è vero anche che parlino e denuncino abusi così frequenti.
Se umanità e omosessualità esistono sostanzialmente dallo stesso momento, non esistono insieme dall'inizio. Fondamentalmente esiste l'omosessualità soltanto dopo il peccato che ha completamente distrutto la natura originale, appunto come dicevo all'inizio dell'articolo.
La trasgressione della legge naturale oltre che quella di Dio, ha distrutto la perfezione umana e reso l'uomo incline al male. Ecco perché abbiamo bisogno dell'aiuto divino, per correggere le nostre tendenze cattive. L'aiuto è ciò che imploriamo come grazia santificante, da qui l'importanza dei retti insegnamenti, dello spirito missionario, della Chiesa e della preghiera.
Noi cristiani, per concludere, non temiamo Dio, bensì temiamo di perdere piuttosto un Bene così grande. Questo timore rafforza l'amore che non vuole separarsi da un Padre così buono e giusto. Quando nella scrittura è rivelato che Dio si adira, non va compreso come di un atteggiamento inconsulto e incontrollato come accade a noi poveri uomini. L'ira di Dio è santa perché infinitamente virtuosa e non passionale e impulsiva. L'ira è motivata sempre da infinito amore.
Mentre siamo in vita Dio si adira santamente correggendoci in vari modi: sottraendoci le cose che ci separarono da lui. Se una persona pecca e rischia di dannarsi l'anima per l'amore al vizio, Dio adirandosi e amandolo gli sottrae la salute perché non abbia più a usare male del corpo, e possa ritrovare l'amore all'anima; questo concetto potrebbe essere riconducibile all'AIDS ed alle malattie veneree.
Vi è un'altra ira più severa ed è questa: quando Dio vedendo le gravità continue delle colpe e degli scandali, lascia che il peccatore ostinato e indurito continui ad offenderlo fino alla morte, senza che sia raggiunto dalla sofferenza che potrebbe salvarlo. E' pericoloso perseverare nell'ostinazione contro Dio; Dio è buono ma anche giusto.
D'altronde non diciamo cattivi i giudici che condannano all'ergastolo terroristi e stupratori e avremmo l'ardire di chiamare ingiusto Dio che decreta la dannazione eterna di un'anima ostinata e ribelle?
Dio non manda nessuno all’inferno, è il cattivo che vi si fa condannare facendo il male, come il ladro che rubando si fa condannare alla prigione; Dio, oltretutto, deve esercitare la giustizia verso i buoni, proprio condannando i cattivi impenitenti. Come potrebbe ammettere in cielo i buoni insieme ai cattivi?
Sarebbe ingiusto, come un qualunque giudice terreno che si corrompe e sarebbe contrario alla Dottrina della fede ed al Magistero dato che, dagli insegnamenti di Cristo, si è appreso quando, dove, come e perché avverrà la separazione sempiterna dei giusti dai dannati.
Questo mio articolo non è esempio di omofobia, ma è constatazione dei fatti nell'ottica del buon crisitano; non era omofobo neanche il mio articolo di ieri, leggibile cliccando qui.

Carlo Di Pietro (M.S.M.A.)


venerdì 24 febbraio 2012

QUELLO CHE GLI OMOSESSUALISTI MILITANTI ED I GAY NASCONDONO ASTUTAMENTE. IL "PARAVENTO OMOFOBIA"

Di omosessualità ed omosessualismo ne ho parlato in tanti articoli e, per dovere cristiano, continuerò a farlo finché Dio me lo consentirà, ciò nonostante quest'oggi vorrei focalizzare ulteriormente le attenzioni dei lettori su alcuni argomenti che il mondo della militanza gay tiene nascosti ai tanti. Anzitutto partiamo dal presupposto che il buon cristiano, come Dottrina insegna, ha il dovere di ricordare all'omosessuale (come all'etero) che la pratica del sesso contro natura e le forme di amore insolito, se protratte negli anni, da grave peccato divengono vizio radicato. In quest'ottica, difatti, il Magistero ci insegna che con il prolungarsi di queste abitudini intrinsecamente disordinate, in abominio e contro natura, la diversità viene psicologicamente re-interpretata come normalità, al punto tale che il vizio legato esclusivamente alla sfera sessuale porta con se tutta una serie di comportamenti superbi, iracondi e blasfemi, dunque diabolici. ...
... Ieri il Santo Padre Benedetto XVI ha lanciato un chiaro monito ai sacerdoti (leggi qui), ricordando loro che la fede, per essere "matura e adulta", deve necessariamente affondare le proprie radici nella conoscenza di Dottrina e Magistero, sostenendo altresì che il buon cristiano non cede alle "onde del mondo" e non cade vittima "delle mode e delle opinioni del mondo", specialmente dovute ai cattivi insegnamenti "provenienti dal mondo dei media e della comunicazione".
Benedetto XVI, alla luce della totale disinformazione dottrinale e delle catechesi di "bassa levatura" (fenomeno modernista e protestante che denuncio pubblicamente da anni), ha ricordato che "con questo analfabetismo religioso non possiamo crescere" ed ha invitato i parroci a studiare con accuratezza il Magistero, quindi a trasmetterlo integralmente ai fedeli che hanno sete di Verità.
Uno dei più grandi mantra o totem diffusi negli ultimi 30 anni, da cui derivano le degenerazioni morali e comportamentali, è la cosiddetta frase "Gesù è amore e Dio è amore", proferita dai buonisti e dai saccenti, al fine di voler giustificare comportamenti contrari agli insegnamenti di Cristo e, di conseguenza, attaccare chi cerca di far rinsavire i vessati.
Omofobo, ad esempio, è la tipica etichetta che viene data al cattolico; mediaticamente, se un tempo volevi distruggere qualcuno nell'onore e nella dignità, dovevi accusarlo di essere nazista o xenofobo. Oggi, invece, la tattica della diffamazione si è spostata sul tema omosessualità, dunque, il buon cristiano (parroco compreso) che tenta di diffondere i reali insegnamenti della Chiesa cattolica, viene definito omofobo e quindi subisce linciaggio mediatico ed emarginazione.
Questa tattica di aggressione alla moralità cristiana può spaventare gli ignavi e i deboli ma, quando si è ricevuto il dono della fede e / o della conversione, non di certo ci si fa intimorire da tali calunnie e, come Cristo insegna, Dio sarà sempre bastone per sorreggerci nelle difficoltà e, perché no, anche nella calunnia e nel linciaggio mediatico.
Oggi, per esempio, cercare di evangelizzare 2 gay o 2 lesbiche, ricordando loro che Cristo ha insegnato ad amare secondo quando previsto dal Padre (Egli stesso), potrebbe procurare conseguenze gravi in termini di notorietà e di "reputazione secolarizzata" ma, nonostante ciò, il buon cristiano ed il religioso non eretico hanno il dovere di spiegare ai 2 gay ed alle 2 lesbiche che il loro non è amore universale, bensì è passione vissuta nel particolare; è una forma di affettività naturale che, così come espressa nel vizio e nel mal costume, diviene innaturale e, se protratta fino alla morte, è ostativa per l'accesso nel regno dei Cieli.
"Gesù è amore e Dio è amore", diranno i buonisti.
Certo, ma in egual misura sappiamo che l'amore di Dio si manifesta anzitutto mediante la sua immensa giustizia e, non a caso, si suol sostenere appunto che la "giustizia non è di questo mondo".
Cosa significa tutto ciò e come comportarsi dinanzi a tali prese di posizione buoniste che, lo ripeto, non sono in linea con la Dottrina cattolica?
Nel confronto ideologico e nell'opera di evangelizzazione, va ricordato ai nostri interlocutori, siano essi laici o religiosi, che esistono dei dogmi di fede, certi (detti da Cristo) e testimoniati anche dalle esperienze dei Santi, che parlano di "giudizio particolare", "giudizio universale" e di "Inferno".
Non è mia intenzione addentrarmi in un trattato teologico sull'escatologia ma, brevemente, è nostro dovere ricordare ai signori del buonismo che la bontà di Gesù e di Dio si manifesta nella concessione del Creato, nella nostra natura, nel libero arbitrio, nella Chiesa, nella preghiera e, non in ultimo, nella possibilità di morire in stato di grazia santificante al fine di riabbracciare il Padre.
Come viene meno, sinteticamente, la grazia santificante?
Con il peccato che è di natura superba, quindi diabolica, e non può - per giustizia divina - conciliarsi con la "situazione paradisiaca" che ci viene dall'eterna vicinanza a Dio e dal distaccamento totale dallo spirito del mondo, che è Satana.
E' dovere del buon cristiano, come il Papa ha ricordato, insegnare il vero Magistero e non le individuali visioni del singolo o del sacerdote in odore di eresia che, caso stano, è sempre il più acclamato e propagandato. E' ovvio!
1) Se in TV si presenta il sacerdote santo che dice:
"amici gay, la Chiesa insegna che la vostra situazione è uno stato di peccato mortale, pertanto o resistete alle vostre pulsioni disordinate, vivete la castità e rifuggite dal peccato, oppure se morite in questo stato, andrete all'Inferno".
Costui sarà infamato, diffamato ed emarginato dai media.
2) Se, a differenza, in TV fa proseliti il sacerdote eretico che dice:
"fate ciò che volete, tanto Dio è amore e andremo tutti felici in Paradiso".
Costui sarà osannato e diventerà presenzialista in talk show e dibattiti radio / TV.
Nell'ottica della vera fede, il primo è santo, mentre il secondo è palesemente eretico, pertanto, piaccia o no, il primo parla ispirato dallo Spirito Santo, mentre il secondo è vessato da Satana, dunque fornisce insegnamenti seduttivi ma sbagliati e si palesa praticamente come coloro i quali Cristo definiva "falsi profeti".
Queste mie parole non sono giudizi temerari, non sono esempio di omofobia e non sono né estremizzate e né tantomeno tradizionali; questa è apologetica della fede, potete leggerne sul dizionario il significato.
Veniamo alle menzogne delle organizzazioni omosessualiste ed alle verità nascoste al fine di poter fare proselitismo gay e di diffondere il malessere spirituale e le turpi abitudini sessuali contro natura:
1) Si cerca di criminalizzare il Narth e Nicolosi (padre della terapia riparativa) evitando di dire che Nicolosi è membro APA (American Psychological Association ) e consulente AMA ( American Medical Association);
2) Non si dice che l’OMS reputa indispensabile il rispetto della libertà e dell’autodeterminazione della persona in merito al proprio orientamento sessuale;
Luca Di Tolve, nel suo testo "Ero gay", sostiene che: "se è vero che ogni persona ha il diritto, se lo desidera, di mantenere un’identità gay, è altrettanto vero che ogni persona ha diritto, se lo desidera, di sviluppare, il suo potenziale eterosessuale e di ricorrere ad una terapia per essere aiutato in questo percorso".
INFATTI:
IL MANUALE DELL'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA', ICD-10 riporta il disturbo F66 1 (orientamento sessuale non desiderato ) dove è previsto che " l'individuo può cercare un trattamento per cambiare ...la propria preferenza sessuale".
In molti clienti con tendenza omosessuale non desiderata, se con consenso, informati circa la possibilità che saranno delusi se la terapia non riesce, l'aiuto psicologico può far funzionare una scelta razionale per sviluppare il loro potenziale eterosessuale.
3) Oggi, per esempio, possiamo criticare l'aborto, ma non possiamo offendere la persona che abortisce. Oggi possiamo criticare la pornografia ma non possiamo offendere la persona dedita alla pornografia.
Luca Di Tolve, nel suo testo "Ero gay", sostiene che: "in realtà ci stiamo accorgendo che molte persone attive nei movimenti gay non ammettono neppure la possibilità che possano esistere forme diverse di omosessualità e percorsi diversi possibili per le persone omosessuali che non si riconoscono nell’ideologia gay, e sostengono la loro "verità" con una tale intolleranza ed insistenza, da generare grandi sofferenze e umiliazioni in molti di noi, persone che hanno sperimentato (o vivono tutt'oggi) pulsioni omosessuali ma che non si riconoscono dell'ideologia gay secondo la quale ogni omosessuale "nasce così" e può soltanto accettare di restare così".
Luca Di Tolve, nel suo testo "Ero gay", sostiene che: "ci lascia amareggiati e senza fiato constatare come alcune persone che hanno vissuto sulla loro pelle l'umiliante esperienza di sentirsi ghettizzati da chi li considerava in qualche modo "subumani", dimostrino a loro volta degli atteggiamenti similmente discriminanti e sprezzanti, alimentando una nuova forma di omofobia diretta a colpire gli omosessuali non gay. Su alcuni di noi questa insistente pressione pesa ormai come una vera e propria persecuzione contro i propri diritti alla libertà di pensiero, alla libertà religiosa ed all'autodeterminazione in merito al proprio orientamento sessuale e si appellano alla coscienza di ciascuno perché sia rispettata la diversità di tutti e sia bandito ogni atteggiamento di dogmatica intolleranza".
Riassumendo in parole semplici e non teologiche:
- omosessualità = tendenza morale e comportamentale oggettivamente ed intrinsecamente disordinata, mai approvabile, curabile con adeguate attenzioni pastorali e con l'ausilio della medicina;
- omosessualità praticata e propagandata = "MAXIMUM PECCATUM INTER SPECIES LUXURIAE", dunque, se si dovesse morire in stato di peccato mortale, chiacchiere eretiche a parte, Dio per bontà verso i giusti e per rettitudine divina, non può concedere al peccatore di accedere nel "mondo dei beati";
- omofobia = inesistente quando il buon cristiano cerca, per amore, di spiegare al gay ed alla lesbica che il loro comportamento è contrario agli insegnamenti di Cristo ed è ostativo per l'accesso al regno dei Cieli. Cristo dice di cercare il bene dell'anima e non del corpo;
- spirito missionario = insegnare la Parola a chi non la conosce e, per amore, essere disposti anche al martirio, al fine di salvare le anime. Questa è la missione più importante per il buon cristiano che, nella Chiesa di Roma, trova massima Verità e perfezione.
- Dio è amore, Gesù è amore = Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo) è amore, ma non è stupido o ingiusto. La bontà di Dio permette all'uomo di convertirsi durante tutto l'arco della vita terrena ma, dopo la morte, se l'uomo muore in stato di peccato mortale, è privo della cosiddetta "GRATIA GRATUM FACIENS", che è la grazia santificante che rende l'uomo gradito a Dio. Senza questa "chiave" non si aprono le porte del regno del Padre, ma si va a casa di Satana.
Esempio metaforico pratico:
Dio è il martello di qualità, il Papa è il grossista di ferramenta (vendendo il martello al dettagliante, avverte che serve per battere i chiodi ed il suo lavoro lo fa bene), il dettagliante è il prete (vendendo il martello all'uomo, può dire che serve per battere i chiodi - LA VERITA' - o per batterselo sulle dita - LA MENZOGNA), l'uomo è l'acquirente finale (ha in mano un bel martello e può usarlo per battere i chiodi o per fracassarsi le dita fino alla distruzione, dipende dalle indicazioni che ha ricevuto dal dettagliante; MA L'UOMO SA A COSA SERVE IL MARTELLO!!!!!!!!!!!!!!! "LO HA APRRESO DALLA LEGGE NATURALE").

Carlo Di Pietro

Note:

Catechismo della Chiesa cattolica
Compendio CCC 2005
Discorso del Santo Padre ai parroci romani (23/02/2012)
Libro "Ero gay" di Luca Di Tolve Edito dalla Piemme


mercoledì 6 luglio 2011

I – Chiesa e omosessualità. La condanna della Sacra Scrittura

Dall’opera “Chiesa e omosessualità – Le ragioni di un’immutabile condanna” (Centro Culturale Lepanto, Roma, Supp. a “Lepanto” n. 138, gen. Feb. 1995):

L’”abominio” del peccato contro natura

La Sacra Scrittura condanna ripetutamente, e con la massima severità, il peccato contro natura. Nell’Antico Testamento, ad esempio, il libro del Levitico, che contiene le prescrizioni legali dettate da Dio a Mosé per preservare il popolo eletto dalla corruzione della fede e dei costumi, contiene una severa condanna della pratica omosessuale definita come “abominio”.
“Non accoppiarti con un maschio come si fa con la donna: è cosa abominevole. (…) Tutti quelli che commetteranno tali azioni abominevoli, verranno sterminati di mezzo al popolo” (Lev. 18, 22 e 29).
“Se un maschio giace con un altro maschio come si fa con la donna, entrambi hanno commesso un abominio: vengano messi a morte, e il loro sangue ricada su di loro” (Lev., 20, 13).
Analoga riprovazione viene espressa dai Profeti di Israele, come testimonia il successivo passo tratto da Isaia: “Il loro aspetto testimonia contro di loro: essi manifestano i loro peccati, come fece Sodoma, anziché nasconderli. Guai a loro! Essi si preparano la loro rovina!” (Is., 3, 9).

Il castigo divino di Sodoma e Gomorra

La condanna della Bibbia non rimane a un livello meramente teorico, ma si manifesta nella punizione dei peccatori. L’esempio più noto e significativo è quello, tratto dal primo libro dell’Antico Testamento (il Genesi), in cui Dio invia due suoi angeli, in sembianze umane, per distruggere le città di Sodoma e di Gomorra, ormai corrose dal vizio contro natura, salvando il solo Loth con la sua famiglia:
“Disse dunque il Signore (ad Abramo): ‘Il clamore delle colpe che mi giunge da Sodoma e da Gomorra è grande, e molto grave è il loro peccato’. (…)
Poi quei due (angeli) dissero a Loth: (…) ‘Fa uscire da questo luogo generi, figli e figlie e tutti i tuoi parenti che si trovano in questa città, perché noi siamo giunti per distruggerla: grande è infatti il clamore dei peccati che da essi si è innalzato verso il Signore, e il signore ci ha inviati per distruggerla’. (…) Allora il Signore fece piovere dal cielo zolfo e fuoco su Sodoma e su Gomorra, e distrusse quelle città e tutta la pianura e tutti gli abitanti della città e ogni sorta di piante. (…) Abramo intanto si era alzato di buon mattino per andare sul luogo dove prima si era fermato davanti al Signore, e volgendo lo sguardo verso Sodoma e Gomorra e su tutta la regione di quella pianura, vide che dalla terra si alzava un fuoco simile al fumo di una fornace”. (Gen. 18, 20; 19, 12-13; 19, 24-28).
Commentando questo passo della Bibbia, molti Padri della Chiesa, al seguito di Tertulliano (cfr. Apologetico, § 40) e dello storico Orosio (cfr. Historiae eccles., I, 5) testimoniarono poi che nella pianura in cui giacevano le due nefande città, e che oggi coincide col Mar Morto, “la terra puzza ancora d’incendio”, per ammonire le generazioni future a non dimenticare la punizione divina.
“Nel corso dei miei viaggi – affermò davanti ai suoi giudici il martire san Pionio (+ 250) – ho attraversato tutta la Giudea, ho oltrepassato il Giordano ed ho potuto contemplare quella terra che fino ai nostri giorni pota i segni della collera divina (…). Ho visto il fumo che ancor oggi sale dalle sue rovine ed il suolo che il fuoco aveva ridotto in cenere, ho visto quella terra ormai colpita da siccità e sterilità. Ho visto il Mar Morto con la sua acqua che ha cambiato natura: si è atrofizzato per timore di Dio e non può nutrire esseri viventi” (Le gesta dei martiri, pp. 112-113).

L’Apostolo san Paolo esclude i sodomiti dalla salvezza

Il Nuovo Testamento non fa che confermare, con parole ancor più vigorose, questa condanna.
In alcuni passi tratti dalle sue Lettere, san Paolo, l’Apostolo delle Genti, ci da una spiegazione profonda della rovina di Sodoma e Gomorra, collegando l’omosessualità con l’empietà, l’idolatria e l’omicidio.
“Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, fino al punto di disonorarsi a vicenda i corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato la creatura al posto del Creatore benedetto nei secoli. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne hanno mutato le unioni secondo natura quelle contro natura; allo stesso modo gli uomini, lasciando l'unione naturale con le donne, si sono accesi di passione fra maschi, ricevendo così in loro stessi la punizione che si addice al loro traviamento. (…)
E pur conoscendo il giudizio di Dio, che condanna a morte chi commette tali azioni, essi non solo le commettono, ma persino approvano chi le compie” (Rom., I, 24-32).
“La Legge non è fatta per il giusto, bensì per i cattivi e i ribelli, gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e i profanatori, i parricidi e i matricidi, gli impudichi e i sodomiti, (…) e per qualunque altro vizio contrario alla sana dottrina” (I Tim. I, 9-10).
Escludendo dalla salvezza coloro che praticano il vizio contro natura, l’Apostolo pronuncia per loro una condanna ben più grave della morte fisica: quella della morte eterna.
“Non illudetevi! Né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti (…) erediteranno il Regno di Dio!” (1 Cor., 6, 9-10).

San Pietro e san Giuda rievocano come divino ammonimento la distruzione di Sodoma

Analoga condanna viene espressa anche dal primo Papa, san Pietro, e dall’apostolo san Giuda, che rievocano la distruzione di Sodoma e Gomorra presentandola come un divino ammonimento che serve a intimorire gli empi e a confortare i fedeli.
“Se Dio condannò alla distruzione e ridusse in cenere le città di Sodoma e di Gomorra, lo fece perché ciò fosse di ammonizione per tutti i perversi in avvenire; e se liberò Lot, che era rattristato per la condotta di quegli uomini sfrenatamente dissoluti, (…) il Signore lo fece perché sa liberare dalla prova gli uomini pii e sa riservare gli empi alla punizione nel giorno del giudizio” (2Pt., 2, 6-9).
“Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si erano abbandonate alla lussuria ed ai vizi contro natura, vengono portate come esempio per aver subito la pena del fuoco eterno” (Gd., 7).

http://www.lucisullest.it/news/2000/giugno/07062000tris.htm

(continua)

martedì 5 luglio 2011

II – Chiesa e omosessualità. La condanna dei Padri e dei Dottori della Chiesa

Dall’opera “Chiesa e omosessualità – Le ragioni di un’immutabile condanna” (Centro Culturale Lepanto, Roma, Supp. a “Lepanto” n. 138, gen. Feb. 1995):

Sant’Agostino: “i delitti compiuti dai sodomiti devono essere condannati ovunque e sempre”

Fin dalle origini la Chiesa, facendo eco alla maledizione delle Sacre Scritture, ha condannato la pratica omosessuale per bocca dei santi Padri, scrittori ecclesiastici antichi riconosciuti come testimoni della Tradizione Divina.
Fra i primi a pronunciarsi, fu il sommo sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona e Dottore della Chiesa: “I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre. Quand’anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina: Dio infatti non ha creato gli uomini perché commettessero un tale abuso di loro stessi. Quando, mossi da una perversa passione, si profana la natura stessa che Dio ha creato, è la stessa unione che deve esistere fra Dio e noi a venire violata” (Sant’Agostino, Confessioni, c. III, p. 8).

San Gregorio Magno: “era giusto che i sodomiti perissero per mezzo del fuoco e dello zolfo”

San Gregorio I Papa (540-604) detto “Magno”, Dottore della Chiesa, ravvisa nello zolfo, che si rovesciò su Sodoma il peccato della carne degli omosessuali.
“Che lo zolfo evochi i fetori della carne, lo conferma la storia stessa della Sacra Scrittura, quando parla della pioggia di fuoco e zolfo versata su Sodoma dal Signore. Egli aveva deciso di punire in essa i crimini della carne, e il tipo stesso del suo castigo metteva in risalto l’onta di quel crimine. Perché lo zolfo emana fetore, il fuoco arde. Era quindi giusto che i Sodomiti, ardendo di desideri perversi originati dal fetore della carne, perissero ad un tempo per mezzo del fuoco e dello zolfo, affinché dal giusto castigo si rendessero conto del male compiuto sotto la spinta di un desiderio perverso” (San Gregorio Magno, Commento morale a Giobbe, XIV, 23, vol. II, p. 371).


San Giovanni Crisostomo: la passione omosessuale è diabolica

Il Padre della Chiesa che condannò con maggior frequenza l’abuso contro natura fu san Giovanni Crisostomo (344 ca.-407), Patriarca di Costantinopoli e Dottore della Chiesa, di cui riportiamo passi di un’omelia di commento all’epistola di san Paolo ai Romani:
“Le passioni sono tutte disonorevoli, perché l’anima viene più danneggiata e degradata dai peccati di quanto il corpo lo venga dalle malattie; ma la peggiore fra tutte le passioni è la bramosia fra maschi. (…) I peccati contro natura sono più difficili e meno remunerativi, tanto che non si può nemmeno affermare che essi procurino piacere, perché il vero piacere è solo quello che si accorda con la natura. Ma quando Dio ha abbandonato qualcuno, tutto è invertito! Perciò non solo le loro (degli omosessuali, n.d.r.) passioni sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche. (…) Perciò io ti dico che costoro sono anche peggiori degli omicidi, e che sarebbe meglio morire che vivere disonorati in questo modo. L’omicida separa solo l’anima del corpo, mentre costoro distruggono l’anima all’interno del corpo. Qualsiasi peccato tu nomini, non ne nominerai nessuno che sia uguale a questo, e se quelli che lo patiscono si accorgessero veramente di quello che sta loro accadendo, preferirebbero morire mille volte piuttosto che sottostarvi. Non c’è nulla, assolutamente nulla di più folle o dannoso di questa perversità” (San Giovanni Crisostomo, Homilia IV in Epistula Pauli ad Romanos; cfr. Patrologia Graeca, vol. 47, coll. 360-362).

San Pier Damiani: “Questo vizio supera per gravità tutti gli altri vizi…”

Durante tutto il Medioevo, ossia nel periodo di formazione della civiltà cristiana occidentale, la Chiesa non ha mai smesso di promuovere la virtù della temperanza e di rinnovare la condanna del vizio contro natura; in tal modo riuscì a ridurlo ad un fenomeno rarissimo e marginale.
Fra i santi che combatterono il vizio omosessuale nel Medioevo, uno dei più grandi fu san Pier Damiani (1007-1072), Dottore della Chiesa, riformatore dell’ordine benedittino e sommo scrittore e predicatore. Nel suo Liber Gomorhanus, scritto verso il 1051 per Papa san Leone IX, egli denuncia con grande vigore la rovina spirituale alla quale si condanna chi pratica tale vizio. (…) “Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti, uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, caccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima. (…)” (op. cit., in Patrologia Latina, vol. 145, coll. 159-190).

San Tommaso d’Aquino: l’omosessualità “offende Dio stesso come ordinatore della natura”

San Tommaso d’Aquino (1224-1274), il grande teologo domenicano proclamato dalla Chiesa “Dottore comune” della Cristianità, descrive nella sua eccelsa Summa Theologica l’omosessualità come il vizio contro natura più grave, equiparandolo al cannibalismo e alla bestialità.
“L’intemperanza è sommamente riprovevole, per due ragioni. Innanzitutto perché ripugna sommamente all’umana eccellenza, trattandosi di piaceri che abbiamo in comune coi bruti. (…) Secondariamente perché ripugna sommamente alla nobiltà ed al decoro, in quanto cioè nei piaceri riguardanti l’intemperanza viene offuscata la luce della ragione, dalla quale deriva tutta la nobiltà e la bellezza della virtù. (…) I vizi della carne che riguardano l’intemperanza, benché siano meno gravi quanto alla colpa, sono però più gravi quanto all’infamia. Infatti la gravità della colpa riguarda il traviamento dal fine, mentre l’infamia riguarda la turpitudine, che viene valutata soprattutto quanto all’indecenza del peccato. (…) Ma i vizi che violano la regola dell’umana natura sono ancor più riprovevoli. Essi vanno ricondotti a quel tipo di intemperanza che ne costituisce in un certo modo l’eccesso – è questo il caso di coloro che godono nel cibarsi di carne umana, o nell’accoppiamento con bestie, o in quello sodomitico” (San Tommaso d’Aquino, Summa Theologica, II-II, q. 142, a. 4).
Insomma, se l’ordine della retta ragione viene dall’uomo, invece l’ordine della natura proviene direttamente da Dio stesso. Pertanto, “nei peccati contro natura in cui viene violato l’ordine naturale, viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della natura” (San Tommaso d’Aquino, Summa Theologica, II-II, q. 154, a. 12).

Santa Caterina da Siena: vizio maledetto schifato dagli stessi demoni

Anche la grande santa Caterina da Siena (1347-1380), maestra di spiritualità e Dottore della Chiesa, condannò in maniera veemente l’omosessualità.
Nel suo Dialogo della divina Provvidenza, in cui riferisce gli insegnamenti ricevuti da Gesù stesso, ella così si esprime sul vizio contro natura:
“Non solo essi hanno quell’immondezza e fragilità, alla quale siete inclinati per la vostra fragile natura (benché la ragione, quando lo vuole il libero arbitrio, faccia star quieta questa ribellione), ma quei miseri non raffrenano quella fragilità: anzi fanno peggio, commettendo il maledetto peccato contro natura. Quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono; poiché non solo essa fa schifo a Me, che sono somma ed eterna purità (a cui è tanto abominevole, che per questo solo peccato cinque città sprofondarono per mio divino giudizio, non volendo più oltre sopportarle la mia giustizia), ma dispiace anche ai demoni, che di quei miseri si sono fatti signori. Non è che ai demoni dispiaccia il male, quasi che a loro piaccia un qualche bene, ma perché la loro natura è angelica, e perciò schiva di vedere o di stare a veder commettere quell’enorme peccato” (S. Caterina da Siena, op. cit., cap. 124).

San Bonaventura: nella notte di Natale “tutti i sodomiti morirono su tutta la terra”

Il francescano san Bonaventura (1217-1274), Dottore della Chiesa con il titolo di Doctor Seraphicus, illustrando alcuni fatti miracolosi accaduti nel momento del Santo Natale afferma che: ”Tutti i sodomiti, uomini e donne, morirono su tutta la terra, secondo quanto ricordò san Gerolamo commentando il salmo ‘È nata una luce per il giusto’, per evidenziare che Colui che stava nascendo veniva a riformare la natura e a promuovere la castità” (San Bonaventura, Sermone XXI, In Nativitate Domini, pronunciato nella chiesa di Santa Maria della Porziuncola, in Opera Omnia, vol. IX, p. 123).

San Bernardino da Siena: “la sodomia maledetta … sconvolge l’intelletto”

Fra coloro che in quell’epoca parlarono e scrissero contro il risorgere di questo vizio, il più importante è forse il francescano san Bernardino da Siena (1380-1444), celebre predicatore insigne per dottrina e per santità. Egli proclamò nella sua Predica XXXIX:
“Non è peccato al mondo che più tenga l’anima, che quello de la sodomia maledetta; il quale peccato è stato detestato sempre da tutti quelli che so’ vissuti secondo Iddio, (…) ‘La passione per delle forme indebite è prossima alla pazzia; questo vizio sconvolge l’intelletto, spezza l’animo elevato e generoso, trascina dai grandi pensieri agli infimi, rende pusillanimi, iracondi, ostinati e induriti, servilmente blandi e incapaci di tutto; inoltre, essendo l’animo agitato da insaziabile bramosia di godere, non segue la ragione ma il furore’. (…) La cagione si è perché ellino so’ accecati, e dove arebbono i pensieri loro alle cose alte e grandi, come quelle che hanno l’animo magno, gli rompe e gli fracassa e riduceli a vili cose a disutili e fracide e putride, e mai questi tali non si possono contentare. (…) Come de la gloria di Dio ne partecipa più uno che un altro, così in inferno vi so’ luoghi dove v’è più pene, e più ne sente uno che un altro. Più pena sente uno che sia vissuto con questo vizio de la sodomia che un altro, perocché questo è maggior peccato che sia” (San Bernardino da Siena, Predica XXXIX in Prediche volgari, pp. 896-897 e 915).

San Pietro Canisio: i sodomiti violano la legge naturale e divina

Nel suo celebre Catechismo, il gesuita san Pietro Canisio (1521-1597), Dottore della Chiesa, così sintetizzava l’insegnamento della Chiesa:
“Come dice la Sacra Scrittura, i sodomiti erano pessima gente e fin troppo peccatori. San Pietro e san Paolo condannano questo nefasto e turpe peccato. Difatti la Scrittura denuncia l’enormità di una tale sconcezza con queste parole: ‘Lo scandalo dei sodomiti e dei gomorrani si è moltiplicato e il loro peccato si è troppo aggravato’. Pertanto gli angeli dissero al giusto Loth, che aborriva massimamente le turpitudini dei sodomiti: ‘Abbandoniamo questa città, etc.’ (…) La Sacra Scrittura non tace le cause che spinsero i sodomiti a questo gravissimo peccato e che possono spingere anche altri. Leggiamo infatti nel libro di Ezechiele: ‘Questa fu l’iniquità di Sodoma: la superbia, la sazietà di cibo ed abbondanza di beni, e l’ozio loro e delle loro figlie; non aiutarono il povero e il bisognoso, ma insuperbirono e fecero ciò che è abominevole al mio cospetto; per questo Io la distrussi’ (Ez. 16, 49-50). Di questa turpitudine mai abbastanza esecrata sono schiavi coloro che non si vergognano di violare la legge divina e naturale” (San Pietro Canisio, Summa Doctrina Christianae, III a/b, p. 455).

http://www.lucisullest.it/news/2000/giugno/07062000bis.htm

(continua)

lunedì 4 luglio 2011

III – Chiesa e omosessualità. La condanna dei Papi, dei concili, del Diritto Canonico e dai documenti ufficiali recenti

Dall’opera “Chiesa e omosessualità – Le ragioni di un’immutabile condanna” (Centro Culturale Lepanto, Roma, Supp. a “Lepanto” n. 138, gen. Feb. 1995):

Alla condanna dei Padri e dei Dottori della Chiesa, si aggiunse, fin dai primi secoli, quella, costante, dei concili, dei Papi e del Diritto Canonico.
Fin dal 305, il Concilio di Elvira in Spagna dispose, al canone 71, che agli “stupratori di ragazzi” venisse negata la santa comunione anche se in punto di morte (cfr. Canones Apostolorum et Conciliorum, pars altera, p. 11). Le pene canoniche di penitenza vennero poi stabilite nel 314 dal Concilio di Ancyra, al canone 16.
Il XVI Concilio di Toledo, tenutosi nel 693, al canone 3 condannò la pratica omosessuale come un vero e proprio crimine punibile con sanzioni giuridiche: il chierico veniva ridotto allo stato laicale e condannato all’esilio perpetuo, mentre il laico veniva scomunicato e, dopo aver subito la pena delle verghe, veniva anch’esso esiliato (Conciliorum oecumenicorum collectio, vol. XII, col. 71).
Successivamente nel Concilio di Naplusa, tenutosi in Terrasanta nel 1120, vennero stabilite minuziose pene per i colpevoli di crimini contro natura, dalle più miti fino al rogo previsto per i recidivi (cfr. Conciliorum oecumenicorum collectio, vol. XII, col. 264).
Più autorevole ancora fu il pronunciamento del Concilio Ecumenico Lateranense III, tenutosi nel 1179, il quale, al canone II, stabilì che “chiunche venga sorpreso a commettere quel peccato che è contro natura e a causa del quale ‘la colera di Dio piombò sui figli della disobbedienza (Ef. 5, 6), se è cherico, venga decaduto dal suo stato e venga rinchiuso in un monastero a far penitenza; se è laico, venga scomunicato e rigorosamente tenuto lontano dalla comunità del fedeli” (Conciliorum oecumenicorum collectio, vol. XXII, coll. 224 ss.).

San Pio V: “l’esecrabile vizio libidinoso contro natura”…

Se lo spirito dell’Umanesimo e del Rinascimento aveva risuscitato le pratiche omosessuali, la riforma della Chiesa promossa dal Papato nel secolo XVI (più nota come Controriforma) provocò una tale riscossa delle virtù di fede e di purezza da risanare quasi dovunque gli ambienti, sia ecclesiastici che laici, che ne erano stati pervasi.
Fra gli interventi del Magistero ecclesiastico al riguardo, il più solenne è quello di san Pio V (1504-1572), il grande Papa domenicano che in due Costituzioni condannò solennemente e proibì severamente il peccato contro natura.
“Avendo noi rivolto il nostro animo a rimuovere tutto quanto può offendere in qualche modo la divina maestà, abbiamo stabilito di punire innanzitutto e senza indugi quelle cose che, sia con l’autorità delle Sacre Scritture che con gravissimi esempi, risultano essere spiacenti a Dio più di ogni altro e che lo spingono all’ira: ossia la trascuratezza del culto divino, la rovinosa simonia, il crimine della bestemmia e l’esecrabile vizio libidinoso contro natura; colpe per le quali i popoli e le nazioni vengono flagellati da Dio, a giusta condanna, con sciagure, guerre, fame e pestilenze. (…)
Sappiano i magistrati che, se anche dopo questa nostra Costituzione saranno negligenti nel punire questi delitti, ne saranno colpevoli al cospetto del giudizio divino, e incorreranno anche nella nostra indignazione. (…)
Se qualcuno compirà quel nefando crimine contro natura, per colpa del quale l’ira divina piombò su figli dell’iniquità, verrà consegnato per punizione al braccio secolare, e se chierico, verrà sottoposto ad analoga pena dopo essere stato privato di ogni grado” (San Pio V, Costituzione Cum primum, del 1° aprile 1566, in Bullarium Romanum, t. IV, c. II, pp. 284-286).

…”reprimere tale crimine col massimo zelo possibile”

“Quell’orrendo crimine, per colpa del quale le città corrotte e oscene (di Sodoma e Gomorra, n.d.r.) vennero bruciate dalla divina condanna, marchia di acerbissimo dolore e scuote fortemente il nostro animo, spingendoci a reprimere tale crimine col massimo zelo possibile.
A buon diritto il Concilio Lateranense V (1512-1517) stabilisce per decreto che qualunque membro del clero, che sia stato sorpreso in quel vizio contro natura per via del quale l’ira divina cadde sui figli dell’empietà, venga allontanato dall’ordine clericale, oppure venga costretto a far penitenza in un monastero (c. 4, X, V, 31).
Affinché il contagio di un così grave flagello non progredisca con maggior audacia approfittandosi di quell’impunità che è il massimo incitamento al peccato, e per castigare più severamente i chierici colpevoli di questo nefasto crimine che non sono atterriti dalla morte dell’anima, abbiamo deciso che vengano atterriti dall’autorità secolare, vindice della legge civile.
Pertanto, volendo proseguire con maggior vigore quanto abbiamo decretato fin dal principio del Nostro Pontificato (Costituzione Cum primum, cit.), stabiliamo che qualunque sacerdote o membro del clero sia secolare che regolare, di qualunque grado e dignità, che pratichi un così orribile crimine, in forza della presente legge venga privato di ogni privilegio clericale, di ogni incarico, dignità e beneficio ecclesiastico, e poi, una volta degradato dal Giudice ecclesiastico, venga subito consegnato all’autorità secolare, affinché lo destini a quel supplizio, previsto dalla legge come opportuna punizione, che colpisce i laici scivolati in questo abisso” (San Pio V, Costituzione Horrendum illud scelus, del 30 agosto 1568, in Bullarium Romanum, t. IV, c. III, p. 33).


San Pio X: il peccato contro natura grida vendetta al cospetto di Dio

Durante l’Ottocento, la sensibilità esasperatamente sentimentale ed erotica, diffusa prima dal Romanticismo e poi più gravemente dal decadentismo, contribuì ad un certo risorgere dell’omosessualità, che però sembrava tenuto a freno da una convenzionale “morale laica” e si diffondeva nascondendosi ipocritamente sotto il velo dell’arte e della moda sensuali.
Con l’inizio del nostro secolo, gli argini di questa “morale”, ben presto destinati a crollare, cominciarono a cedere sotto il crescente impatto delle passioni sregolate, che influenzavano sempre più le classi colte e ricche e cominciavano a pretendere una legittimazione pubblica.
La Chiesa pertanto ritenne necessario ribadire la condanna dei peccati risorgenti, compreso quello omosessuale.
Segnaliamo al riguardo due fondamentali documenti promossi dal grande Pontefice san Pio X.
Nel suo Catechismo del 1910, infatti, il “peccato impuro contro natura” è classificato per gravità come secondo, dopo l’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio” (Catechismo maggiore, n. 966).
“Questi peccati – spiega il Catechismo – si dicono gridare al cospetto di Dio, perché lo dice lo Spirito Santo e perché la loro iniquità è così grave e manifesta che provoca Dio a punire con più severi castighi” (n. 967).

Il diritto canonico prevedeva la pena dell’”infamia”

Nel Codice di Diritto Canonico, promosso da san Pio X ma pubblicato da Benedetto XV nel 1917, e rimasto in vigore fino al 1983, la sodomia è trattata tra i “delitti contro il sesto comandamento” accanto all’incesto e ad altri delitti tra i quali la bestialità (R. Naz, Traité de Droit Canonique, t. IV, lib. V, p. 761).
Il reato di sodomia è punito quanto ai laici con la pena dell’infamia “ipso facto” e con altre sanzioni da infliggersi a prudente giudizio del vescovo in relazione alla gravità dei singoli casi (can. 2357); e quanto agli ecclesiastici e ai religiosi, se si tratti di clerici minores (cioè di grado inferiore al diacono) con pene diverse, commisurate alla gravità della colpa, che possono arrivare fino alla dimissione dallo stato clericale (can. 2358), e se si tratti di clerici maiores (cioè di diaconi, sacerdoti o vescovi) con lo stabilire che “vengano sospesi, dichiarandoli infami, da ogni ufficio, beneficio, dignità, vengano privati dell’eventuale stipendio e, nei casi più gravi, vengono deposti” (can. 2359, § 2; cfr. R. Naz in Dictionnaire de Droit Canonique, t. VII, coll. 1064-1065).
Ricordiamo che la citata “pena dell’infamia” era molto grave, in quanto consisteva nella “perdita totale o parziale della buona reputazione presso la gente onesta” e comportava il divieto di esercitare incarichi ecclesiastici e di svolgere funzioni di fiducia quali il padrinato o l’arbitrato (Dictionnaire de droit canonique, t. V, coll. 1358-1359).

La Congregazione per la Dottrina della fede: “Gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati”

Nell’ultimo dopoguerra, il clima edonistico e permissivo della cosiddetta “società dei consumi” ha contribuito ad aggravare il problema dell’omosessualità. Più tardi, la rivolta generazionale e libertaria del cosiddetto Sessantotto ha proclamato il diritto delle passioni sregolate ad impadronirsi della società senza subire alcun freno o repressione.
Negli ultimi anni, mentre l’omosessualità veniva propagandata da esponenti del mondo della cultura, dell’arte, della moda e dello spettacolo, il Magistero della Chiesa ha però rinnovato la condanna del peccato contro natura.
La Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato due documenti – la Dichiarazione Persona humana del 29 dicembre 1975 e la Lettera pastorale del 1° ottobre 1986 – nei quali ha ribadito che è impossibile legittimare in qualsiasi modo una forma di relazione che è totalmente in contrasto col disegno divino e quindi anche con la dignità umana.
“Secondo l’ordine morale oggettivo, le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile.
“Nella Sacra Scrittura, esse sono condannate come gravi depravazioni ed anzi vengono presentate come funesta conseguenza del rifiuto di Dio. Questo giudizio della Scrittura (…) attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e che non possono in nessun caso ricevere una qualche approvazione” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Persona humana, n. 8).


Condannando le dottrine omosessuali “la Chiesa non limita ma anzi difende la libertà e la dignità della persona”

“Occorre precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in se peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale.
“Pertanto, l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata. Di conseguenza, coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perché non siano portati a credere che l’attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia una scelta moralmente accettabile”.
“San Paolo (…) presenta il comportamento omosessuale come un esempio della cecità nella quale è caduta l’umanità. Sostituendosi all’originaria armonia fra il Creatore e le creature, la grave deviazione dell’idolatria (del piacere, in tal caso, n.d.r.) ha condotto ad ogni sorta di eccessi nel campo morale. San Paolo trova l’esempio più chiaro di questo disordine proprio nelle relazioni omosessuali (Rom., 1, 18-32). Infine, nell’elenco di coloro che agiscono contrariamente alla sana dottrina, vengono esplicitamente menzionati come peccatori coloro che compiono atti omosessuali (1 Tim., 1, 10). (…)
“È solo nella relazione coniugale che l’uso della facoltà sessuale può essere moralmente retto. Pertanto una persona che si comporta in modo omosessuale agisce immoralmente. (…)
“L’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità, perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio. Nel respingere le erronee dottrine riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma anzi difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo reale ed autentico” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, nn. 3, 6-7).


Il nuovo Catechismo di S.S. Giovanni Paolo II ribadisce la condanna

La condanna dell’unioni omosessuali è stata ribadita più recentemente nel nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato nel 1992 da S.S. Giovanni Paolo II:
“Basandosi sulla sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono infatti contrari alla legge naturale, precludono all’atto sessuale il dono della vita, e non sono frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale. Non possono essere approvati in nessun caso” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357).
(…)

La legalizzazione dell’omosessualità condannata dai documenti ufficiali recenti

La promozione pubblica dell’omosessualità costituisce secondo la morale cattolica una colpa molto più grave della sua pratica privata.
Essa rappresenta infatti l’approvazione ufficiale, da parte della autorità civile, di un peccato che dovrebbe essere invece pubblicamente condannato in nome del bene comune. Se nel passato gli ambienti omosessuali si limitavano a praticare il loro vizio, senza aspirare ad una giustificazione morale o ad una pubblica legalizzazione, è proprio questo che oggi essi pretendono di ottenere dai governi e persino dalla Chiesa. Fattisi forti della tolleranza ottenuta nel corso del nostro secolo, tolleranza che ne ha aumentato il numero e l’influenza anche politica, oggi i circoli omosessuali organizzati pretendono di conquistare una posizione giuridica che consentirebbe loro di imporre all’opinione pubblica l’accoppiamento contro natura come una “scelta di vita” che deve godere di dignità, propaganda e favori pari a quelli finora tributati alla sola unione secondo natura. Il Magistero della Chiesa, nel condannare espressamente e ripetutamente la pratica omosessuale, a maggior ragione respinge con sdegno la proposta di legalizzare in qualsiasi forma le unioni contro natura.

La condanna espressa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede

La Congregazione per la Dottrina della Fede ribadisce che il vizio non può reclamare alcun riconoscimento, perché ciò che è male agli occhi di Dio non può venire ammesso socialmente come giusto.
“È pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi Pastori, in uno sforzo tendente a cambiare le norme della legislazione civile. Tale azione mira a conformare questa legislazione alla concezione propria di questi gruppi di pressione, secondo cui l’omosessualità è almeno una realtà perfettamente innocua, se non totalmente buona. Benché la pratica dell’omosessualità stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione e rifiutano di prendere di prendere in considerazione le proporzioni del rischio che vi è implicato. La Chiesa non può non preoccuparsi di tutto questo e pertanto mantiene ferma la sua chiara posizione al riguardo, che non può essere modificata sotto la pressione della legislazione civile o della moda del momento. (…) La Chiesa è consapevole che l’opinione, secondo cui l’attività omosessuale sarebbe paragonabile, o almeno altrettanto accettabile, all’espressione sessuale dell’amore coniugale, ha un’incidenza diretta sulla concezione che la società ha della natura e dei diritti della famiglia, e li mette seriamente in pericolo. (…) La doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone omosessuali non può portare in nessun modo a ritenere che la condizione omosessuale non sia disordinata. Se poi tale valutazione viene accolta, e di conseguenza l’attività omosessuale viene accettata come buona, oppure se viene introdotta una legislazione civile che protegga un comportamento al quale nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto, allora né la Chiesa né la società nel suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche perverse guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, nn. 9-10).

“Non esiste alcun diritto all’omosessualità”

“La tendenza sessuale non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, etc., rispetto alla non-discriminazione. Diversamente da queste, la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo e richiama una preoccupazione morale. Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale; per esempio, nella collocazione di bambini in adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori sportivi, nel servizio militare. Gli omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone. (…) Nondimeno, questi diritti non sono assoluti. Essi possono venire legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno oggettivamente disordinato. Ciò è talvolta non solo lecito ma anche obbligatorio, e inoltre si imporrà non solo nel caso di comportamento colpevole, ma anche nel caso di azioni commesse da persone fisicamente o psicologicamente malate. (…) Includere la tendenza omosessuale fra le considerazioni in base alle quali ogni discriminazione è illegale, può facilmente condurre a valutare l’omosessualità come fonte positiva di diritti umani. (…) Ciò è tanto più deleterio, dal momento che non esiste alcun diritto all’omosessualità, la quale pertanto non può costituire la base per rivendicazioni giudiziali. Il passaggio dal riconoscimento dell’omosessualità come fattore in base al quale è illegale discriminare può portare facilmente, se non automaticamente, alla protezione legislativa ed alla promozione legale dell’omosessualità. (…) Inoltre, c’è il pericolo che una legislazione che trasformi l’omosessualità in una fonte di diritti possa di fatto incoraggiare le persone con tendenze omosessuali a dichiarare la loro omosessualità o addirittura a cercare dei partners allo scopo di sfruttare le disposizioni di legge” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, Appendice del 1993, nn. 10-14).

La Chiesa non può appoggiare i fautori dell’omosessualità

“Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l’insegnamento della Chiesa, che sia ambigua nei confronti di esso, o che lo trascuri completamente. Un tale appoggio, o anche l’apparenza di esso, può dare origine a gravi fraintendimenti” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, n. 17).

La Conferenza Episcopale Spagnola: il rifiuto di legalizzare la “famiglia omosessuale” non è un’ingiusta discriminazione

Contestando la risoluzione del Parlamento Europeo, in una nota intitolata Matrimonio, famiglia e unioni omosessuali, pubblicata il 24 giugno 1994, la Conferenza Episcopale Spagnola ha così precisato:
“Non si può chiedere alla società di riconoscere la condizione o il comportamento omosessuali come una modalità dell’essere umano paragonabile, per esempio, alle differenze naturali di razza o di sesso. Denunciamo come ingannevole il tentativo di far credere all’opinione pubblica che determinate restrizioni legale, come la proibizione di contrarre matrimonio o di adottare bambini, rappresentino discriminazioni ingiuste nei confronti degli omosessuali. Tali proibizioni sarebbero ingiuste se venissero applicate a motivo della razza, dell’origine etnica, del sesso, etc., ma non lo sono in questo caso. Gli omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone. Questi diritti però appartengono loro in quanto persone e non in virtù della loro tendenze sessuale” (Conferenza Episcopale Spagnola, Matrimonio, famiglia e unioni omosessuali, n. 5).

Legittimare il “matrimonio omosessuale” è contro il bene comune

“È chiaro che, quando le leggi non legittimano il comportamento omosessuale, non lo fanno per trattare qualcuno ingiustamente ma per soddisfare la norma morale e per tutelare il bene comune della società. All’opposto, le leggi che lo legittimassero mancherebbero di qualunque fondamento etico e produrrebbero un effetto pedagogico negativo tendente a minare il bene comune. (…) Qualunque equiparazione giuridica di dette unioni al matrimonio conferirebbe loro un valore di istituzione sociale che non corrisponde in alcun modo alla loro realtà antropologica. I coniugi, generando ed educando figli, contribuiscono in modo insostituibile alla crescita e alla stabilità della società; per questo meritano il riconoscimento e il sostegno legale dello Stato. Per contro, non si può riconoscere una dimensione sociale analoga a quella del matrimonio e della famiglia alla convivenza di omosessuali, che non può mai avere tali caratteristiche. (…) Il bene comune esige che le leggi riconoscano, promuovano e tutelino l’unione matrimoniale, essenzialmente eterosessuale, come fondamento imprescindibile della famiglia. Per questo non è accettabile la legislazione che equipara in qualche modo al matrimonio le cosiddette unioni omosessuali. Le leggi non sono tenute a sanzionare lo stato di fatto convertendo il fatto in diritto.
“È vero che le norme civile non sempre potranno includere integralmente la legge morale, poiché la legge civile dovrà talvolta tollerare, in certi settori dell’ordine pubblico, quello che non può proibire senza provocare danni più gravi. Tuttavia, questa tolleranza non potrà estendersi ai comportamenti che attentano ai diritti fondamentali delle persone, compresi i diritti alla famiglia e al matrimonio come istituzioni. In questi casi il legislatore, lungi dal piegarsi ai fatti sociali, deve ‘provvedere affinché la legge civile venga regolata dalle norme fondamentali della legge morale’ (Congregazione per la dottrina della Fede, Istruzione Donum vitae, n. 3). Se non lo farà, egli si renderà responsabile dei gravi effetti negativi prodotti nella società dalla legittimazione di un male morale, come il comportamento omosessuale istituzionalizzato” (Conferenza Episcopale Spagnola, Matrimonio, famiglia e unioni omosessuali, nn. 8, 13 e 19).

Permettere l’adozione agli omosessuali: ingiustizia verso i bambini

Che la parificazione dell’unione omosessuale al matrimonio sia assurda, viene manifestato ad esempio dalle inevitabili conseguenze che produrrebbe nel campo dell’adozione dei bambini, che a questo punto verrebbe inevitabilmente rivendicata come diritto dagli omosessuali.
“Non è quindi possibile qualificare come discriminante il fatto che le leggi proibiscano l’adozione agli omosessuali. Bisogna piuttosto pensare che sarebbe proprio il bambino, eventualmente adottato in simili circostanze, ad essere trattato ingiustamente. Ciò a maggior ragione, se consideriamo che in questo momento sono molti i coniugi idonei disposti ad adottare e che, per un motivo o per l’altro, non riescono a realizzare questo loro desiderio. I bambini, che sfortunatamente siano stati privati di una famiglia propria, non devono essere sottoposti ad una nuova prova. Essi hanno il diritto di crescere in un ambiente che si avvicini il più possibile a quello della famiglia naturale che non hanno”. (Conferenza Episcopale Spagnola, Matrimonio, famiglia e unioni omosessuali, n. 14).

S.S. Giovanni Paolo II: il parlamento europeo chiede “di legittimare un disordine morale”

Nel suo discorso del 20 gennaio 1994, pronunciato pochi giorni dopo la risoluzione pro-omosessualità del Parlamento Europeo, S.S. Giovanni Paolo II ha ribadito che è illecito voler legalizzare l’unione omosessuale.
“Il pensiero va qui alla recente e ben nota risoluzione approvata dal Parlamento europeo. (…) Ciò che non è moralmente ammissibile è l’approvazione giuridica della pratica omosessuale. Essere comprensivi verso chi pecca, verso chi non è in grado di liberarsi da questa tendenza, non equivale infatti a sminuire le esigenze della norma morale. (...)
”Con la risoluzione del Parlamento Europeo, si è chiesto di legittimare un disordine morale. Il parlamento ha conferito indebitamente un valore istituzionale a comportamenti devianti, non conformi al piano di Dio. (…) Dimenticando la parola di Cristo – ‘la Verità vi farà liberi’ (Gv. 8, 32) – si è cercato di indicare agli abitanti del nostro continente il male morale, la deviazione, una certa schiavitù, come via di liberazione, falsificando l’essenza stessa della famiglia” (S.S. Giovanni Paolo II, Angelus del 20 febbraio 1994, in “L’Osservatore Romano” del 22 febbraio 1994).


(op. cit., pp. 5-18, 23-27)

lunedì 4 aprile 2011

SAN PIER DAMIANI E L’ OMOSESSUALITA’ COME IL PEGGIORE DEI VIZI

Pier Damiani, Vescovo, cardinale, monaco e infine Dottore della Chiesa fu uno degli intellettuali di spicco del secolo XI e uno dei maggiori antesignani della Riforma Gregoriana. Nacque a Ravenna nel 1007 in una famiglia numerosa e rimase orfano in tenera età. Lo allevò la sorella Roselinda e lo adottò come figlio il fratello maggiore, Damiano, motivo per cui venne chiamato Pier Damiani.

Egli sentiva profondamente la mancanza del padre e della madre tanto che, secondo quanto si racconta, mentre era ancora fanciullo e molto povero, quando trovava una moneta, anziché tenersela, la dava a un sacerdote, affinché celebrasse una santa Messa per i propri genitori defunti. Rivelò ben presto un’intelligenza straordinaria e il fratello maggiore, che era arciprete di Ravenna, si adoperò per fornirgli i mezzi per studiare prima a Faenza e poi a Parma. Divenuto docente dell’Università di Parma, accadde a Pier Damiani un fatto determinante per la sua vita: mentre stava a pranzo, gli si avvicinò un povero; egli, non volendo essere disturbato lo pregò di andarsene, cosa che il povero umilmente fece. Il fatto ebbe in Pier Damiani ripercussioni interiori tali da non lasciargli più pace.

Lui che era stato povero e che ora stava sempre con la testa sui libri dimenticando la miseria dei fratelli, veniva raggiunto da Dio che gli apriva gli occhi proprio attraverso un povero che chiedeva l’elemosina. Entrò nella comunità degli eremiti, i Camaldolesi, fondati da San Romualdo a Fonte Avellana in Umbria. Qui divenne presto Priore del rinomato Monastero e redattore della Regola del suo Ordine religioso. In un suo scritto in poetici versi celebrò l’elogio della vita eremitica lasciandoci pagine letterarie che costituiscono ancora oggi uno dei capolavori della letteratura religiosa medioevale. Era uno studioso instancabile; passava le notti a leggere e scrivere, tanto che le lunghe veglie e lo studio continuo gli avevano procurato fortissimi dolori di testa. Pier Damiani prima di ogni altra cosa fu un Santo Monaco, maestro di vita religiosa nonché eremitica, padre di una nuova Regola concernente i comportamenti da tenere durante l’eremitaggio, denominata di “San Colombano”.

Per lui il monastero rappresentò un momento di preparazione all’eremo, al quale secondo Pier Damiani tutti i monaci avrebbero dovuto aspirare, in quanto forma di vita consacrata contrassegnata da una grande spiritualità. Il suo desiderio è sempre stato quello della preghiera continua, ossia rimanere costantemente in conversazione con il Signore meditando la sua Parola in una atmosfera di assoluta solitudine. Poiché però la Chiesa era minacciata e divisa dovette lasciare il silenzio per dare il suo contributo alla riforma della Chiesa, lacerata dalle eresie, dalla simonia, ossia la compravendita delle cariche ecclesiastiche, e dal generale affievolimento del fervore evangelico. La sua eccezionale personalità lo portò ben presto a divenire consigliere di Papi e di Imperatori. Nominato prima Vescovo di Ostia e poi Cardinale, dopo aver lasciato il silenzio della cella monastica si stabilì definitivamente a Roma. Nella Città Eterna fu per anni a fianco di ben sei Papi come “commesso viaggiatore della pace”, e in particolare lavorò per organizzare la riforma della Chiesa al fianco di Ildebrando di Soana, Abate Benedettino di San Paolo fuori le Mura e futuro Papa col nome di Gregorio VII. Dal Papa ricevette diversi incarichi, tra i quali quello di Delegato Pontificio in Germania, in Francia e nell’Italia settentrionale. Visitò numerose abbazie, diocesi e comunità cristiane dando consigli e sostenendo l’opera riformatrice. Tra i vari compiti affidatigli dal Papa vi fu anche quello di impedire il divorzio dell’Imperatore di Germania, Enrico IV. Trovò la morte il 22 febbraio 1072 a Faenza mentre tornava dall’ennesima missione di pace nella sua città natale, Ravenna, divisa dai sostenitori di un antipapa. Forse per questo il grande Poeta Dante Alighieri lo ha collocato nel “Paradiso” tra gli spiriti contemplativi facendogli narrare un brevissimo episodio riguardante la sua preferenza per i cibi frugali e la predilezione per la vita dedita alla preghiera.

Durante tutto il Medioevo, ossia nel periodo di formazione della civiltà cristiana occidentale, la Chiesa non ha mai smesso di promuovere la virtù della temperanza e di rinnovare la condanna del vizio contro natura; in tal modo riuscì a ridurlo ad un fenomeno rarissimo e marginale.

Fra i santi che combatterono il vizio omosessuale nel Medioevo, uno dei più grandi fu proprio san Pier Damiani , Dottore della Chiesa, riformatore dell’ordine benedettino e sommo scrittore e predicatore. Nel suo “Liber Gomorrhanus”, scritto verso il 1051 per Papa san Leone IX, egli denuncia con grande vigore la rovina spirituale alla quale si condanna chi pratica tale vizio. “ Si va diffondendo dalle nostre parti un vizio così gravemente nefasto e ignominioso, che se non vi si opporrà al più presto uno zelante intervento punitore, di certo la spada dell’ira divina infierirà enormemente annientando molti. (…) Questa turpitudine viene giustamente considerato il peggiore fra i crimini, poiché sta scritto che l’onnipotente Iddio l’ebbe in odio sempre ed allo stesso modo, tanto che mentre per gli altri vizi stabilì dei freni mediante il precetto legale, questo vizio volle condannarlo, con la punizione della più rigorosa vendetta. Non si può nascondere infatti che Egli distrusse le due famigerate città di Sodoma e Gomorra, e tutte le zone confinanti, inviando dal cielo la ,pioggia di fuoco e zolfo (…)

Ed è ben giusto che coloro che, contro la legge di natura e contro l’ordine dell’umana ragione, consegnano ai demoni la loro carne per godere di rapporti così schifosi, condividano con i demoni la cella della loro preghiera. Poiché infatti l’umana natura resiste profondamente a questi mali, aborrendo la mancanza del sesso opposto, e più chiaro della luce del sole che essa non gusterebbe mai di cose tanto perverse ed estranee se i sodomiti, divenuti quasi vasi d’ira destinati alla rovina, non fossero totalmente posseduti dallo spirito d’iniquità; e difatti questo spirito, dal momento in cui s’impadronisce di loro, ne riempie gli animi così gravemente di tutta la sua infernale malvagità, che essi bramano a bocca spalancata non ciò che viene sollecitato dal naturale appetito carnale, ma solo ciò che egli propone loro nella sua diabolica sollecitudine. Quando dunque il meschino si slancia in questo peccato d’impurità con un altro maschio, non lo fa per il naturale stimolo della carne, ma solo lo fa per il naturale impulso. (…)

Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, scaccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima, vi introduce il demonio istigatore della lussuria, induce nell’errore, svelle in radice la verità dalla mente ingannata, prepara insidie al viatore, lo getta in un abisso, ve lo chiude per non farlo più uscire, gli apre l’Inferno, gli serra la porta del Paradiso, lo trasforma da cittadino della celeste Gerusalemme in erede dell’infernale Babilonia, da stella del cielo in paglia destinata al fuoco eterno, lo separa dalla comunione della Chiesa e lo getta nel vorace e ribollente fuoco infernale. Questo vizio si sforza di scardinare le mura della Patria celeste e di riparare quella della combusta e rediviva Sodoma. Esso infatti viola l’austerità, estingue il pudore, schiavizza la castità, uccide l’irrecuperabile verginità col pugnale di un impuro contagio, insozza tutto, macchia tutto, contamina tutto, e per quanto può non permette che sopravviva nulla di puro, di casto, di estraneo al sudiciume. (…)”. “

Questa pestilenziale tirannia di Sodoma rend, gli uomini turpi e spinge all’odio verso Dio; trama turpi guerre contro Dio; schiaccia i suoi schiavi sotto il peso dello spirito d’iniquità, recide il loro legame con gli angeli, sottrae l’infelice anima alla sua nobiltà sottomettendola al giogo del proprio dominio. Essa priva i suoi schiavi delle armi della virtù e li espone ad essere trapassati dalle saette di tutti i vizi. Essa li fa umiliare nella Chiesa, li fa condannare dalla giustizia, li contamina nel segreto, li rende ipocriti in pubblico, ne rode la coscienza come un verme, ne brucia le carni come un fuoco. (…) Questa peste scuote il fondamento della fede, snerva la forza della speranza, dissipa il vincolo della carità, elimina la giustizia, scalza la fortezza, sottrae la temperanza, smorza l’acume della prudenza; e una volta che ha espulso ogni cuneo delle virtù dalla curia del cuore umano, vi intromette ogni barbarie di vizi. (…) Non appena dunque uno cade in quest’abisso di estrema rovina, egli viene esiliato dalla Patria celeste, separato dal Corpo di Cristo, confutato dall’autorità della Chiesa universale, condannato dal giudizio dei santi Padri, disprezzato dagli uomini e respinto dalla comunione dei santi. (…) Imparino dunque questi sciagurati a reprimere una così detestabile peste del vizio, o domare virilmente l’insidiosa lascivia della libidine, a trattenere i fastidiosi incentivi della carne, a temere visceralmente il terribile giudizio del divino rigore, tenendo sempre presente alla memoria quella minacciosa sentenza dell’Apostolo (Paolo) che esclama: “E’ terribile cadere nelle mani del Dio vivente” (Heb 10). (…) Come dice Mosè “Se c’è qualcuno che sta dalla parte di Dio, si unisca a me!” (Es. 32). Se cioè qualcuno si riconosce come soldato di Dio, si accinga con fervore a confondere questo vizio, non trascuri di annientarlo con tutte le sue forza; e dovunque lo si sarà scoperto, si scagli contro di esso per trapassarlo ed eliminarlo con la acutissime frecce della parola”. (San Pier Damiani O.S.B., Liber Gomorrhanus, in Patrologia Latina, vol. 145, coll. 159-190).

don Marcello Stanzione